giovedì 16 maggio 2013

Demasiado agradecimiento... ¡pero lo merezco!

Ora che il semestre è finito, dovrei (in teoria) avere il tempo per scrivere, ma è un classico che quando l'adrenalina scende, ci si "accanazzi"! Però d'altra parte è tempo di bilanci...
Per cominciare mi va di riportare alcune righe tratte da due email di saluto-ringraziamento da poco giuntemi dai miei "capi":

[...] Muchas gracias por estar al tanto de todo. De verdad que se agradece trabajar con alguien tan responsable [...].

[...] I can say that you have impressed quite a number of faculty in the department with your willingness to work and your ability to complete projects on time [...].

Io penso di aver fatto solo il mio dovere quest'anno, e - qui posso essere sincera - mi sono molto più divertita a  lavorare che non a studiare, perché io non mi sento più una studentessa da un pezzo, e quella dello studio è solo una copertura: avevo una gran voglia di lavorare, perciò ho fatto del mio meglio... e sembra se ne siano accorti! Poi ho anche studiato, per quanto il concetto di studio statunitense sia radicalmente differente dal mio personale metro, ma va bene, in fondo ho anche imparato qualcosa che non sapevo, ho visto dei bei film, letto bei racconti, e ripreso dimestichezza con un vecchio amore: la linguistica.
Il prossimo semestre sarà molto più impegnativo di quello appena trascorso, sia per me che per L. il quale è contento a sua volta, per una serie di ragioni tra cui riconoscimenti vari al suo merito artistico e didattico (primo tra tutti l'obbiettivo raggiunto di fare appassionare al pianoforte una bimba di cinque anni), la fantastica e indimenticabile avventura newyorkese, e le ottime prospettive future (meno per il frequente incontro nel mondo della musica di stronzi di piccola taglia e per questo forse ancor più fastidiosi, come i micro-cani che soffrendo di qualche complesso di inferiorità abbaiano rabbiosi al mondo).
Adesso abbiamo tre settimane di transizione: L. studierà per il festival che lo porterà all'attenzione di importanti professori che verranno appositamente da università che contano; io preparerò me stessa all'estate, alla Sicilia, all'Italia più in generale ma anche al prossimo semestre e addirittura al successivo, nonché ultimo. Rifaremo il TOEFL per le ammissioni al dottorato, ma stavolta con occhi diversi, non solo perché adesso un po' d'inglese lo sappiamo, ma anche perché ora ci rendiamo perfettamente conto di quanto questo esame sia totalmente calato nella realtà in cui viene concepito, e non sia qualcosa di assolutamente alieno come lo consideravamo prima. Fa parte di una realtà a tempo, svelta, dove la qualità conta molto relativamente, ma dove ha di gran lunga più peso la quantità, meglio ancora se corrispondente alla quantità monetaria. Una realtà dove importa che tu "appaia come" piuttosto che "sia", una realtà dove non c'è cosa che non si possa comprare, dove la superficie è fondamentale, che si parli di pulizia o di preparazione.
Ma io mi accontento e godo: godo perfino nel vedere scene che pensavo essere solo da film e invece... di fronte a una famelica sala di ingurgitatori di ali di pollo scorgo chi, tra applausi e tifo da stadio, fa una plateale proposta di matrimonio alla pulzella che, con ancora le mani unte della salsa superpiccante, non perde tempo ad infilarsi l'agognato anello al dito! Godo nel vedere tux, e limo al prom, o cerimonie di laurea degne dei migliori telefilm (genere di cui gli americani sono indiscutibili maestri, non c'è che dire)!
Una realtà che, in ogni caso, nonostante tutto, al momento mi sta meglio di quella italiana, forse perché, come ho già detto in altre occasioni, non mi appartiene, la guardo soltanto, dal mio nuovo divano, così come guardo Grey's Anatomy, mentre la pasta della pizza lievita e il bucato asciuga al sole, mentre la mia amica araba mi scrive da Riyad e i futuri sposi più belli del mondo mi mandano le loro pubblicazioni, mentre la mia amica toscana prende con me un caffè virtuale da Prato e la mia amica abruzzese mi manda da San Lazzaro le foto della sua splendida bimba, mentre la mia amica napoletana mi chiede a che ora mi trova in casa per chiamarmi da Bologna ed io aspetto che passino poche settimane per riabbracciare tutta la mia famiglia.

domenica 21 aprile 2013

Sullo stato dell'Italia

Sullo stato della Italia (per dirla coi compagni del buon ’800), io dico solo: speriamo abbiano/che qualcuno tra di loro abbia un piano strategico… efficace :-/ :-!
Sicuramente saprai dei perenni spostamenti, dei giri, e smottamenti di questi giorni… (cit. teresina) 

noi siamo alle prese col rush finale (assignments, committments, final papers, final exams, e pessimo gusto ci aspettano) quindi fino a metà maggio non avremo tempo nemmeno per pregare che in italia si scelga un presidente della repubblica degno :( 

E allora: speriamo veramente che, chi ci rappresenta – semplicemente – ci rappresenti come si deve; speriamo insomma che questa estate ci sarà da commentare insieme propositi saggi e nuovi provvedimenti, tutti italiani?! ;-) E poi… Qui a CT si voterà anche per il sindaco :-/ Stiamo a vedere che succede! (cit. teresina) 

mia cara, leggerti è sempre più che un semplice piacere: è un sollievo, una boccata d'aria, un ritorno alla bellezza delle immagini e delle parole. dunque ti ringrazio per fare capolino nella mia posta in arrivo, minutamente rimpinguata con email di allerta della TXSTATEUNIVERSITY che ti avverte di fughedigas-rapine-abusi quand'anche questi fossero semplicemente, nell'ordine: rutti di scapestrati a bordo di macchine inutilmente grosse, dimenticanze di restituzioni di matite appena prestate a lezione, rimproveri di professori universitari a piagnucolosi scolaretti armati.
per quanto riguarda il sindaco di catania: evvivasantagata! (dici che aiuta?) 
per quanto riguarda il presidente della repubblica....... forse è il caso di puntare più in alto: vulessddie!!!


(3 days later...)


- Signora, che ne pensa della situazione attuale?

- Nca cc'haia pinzari? Bencistà l'egasturu a 'ssi du' truiazzi!


- Ehm, ma io mi riferivo alla situazione politica... alla rielezione del Presidente Napolitano...


- Ahhh. Nca, nun'hanu vogghia? Cu cancia a vecchia ppa' nova... L'antichi nu' sbagghinu mai, e Napulitanu anticu è!

lunedì 1 aprile 2013

Pasqua qua

La pasquetta è sempre stata una delle mie feste preferite...
Della pasquetta da piccola ho dei ricordi imprecisi di una sensazione di primavera dopo l'inverno, e di odori campestri.

Da giovane era l'unico momento in cui potevo "scapputtiarmela", perché mia madre a Natale diceva: "Natale con i tuoi, capodanno con chi vuoi"; poi a capodanno diceva: "Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi" (allargando il margine del "Natale" fino all'Epifania); finalmente a Pasqua diceva: "Pasqua con i tuoi e pasquetta con chi vuoi", e siccome la pasquetta è il giorno dopo, non aveva mai tempo per ritrattare!

A un certo punto è diventata una consuetudine trascorrerla a "Raccasemi" e mi ricordo che la prima volta ha avuto tutto il sapore dell'entrata all'interno di una famiglia: ricordo ancora la pasta in casa al sugo, la salsiccia e i carciofi arrostiti, e le gentilezze che si fanno nei confronti di una nuova arrivata.
Negli ultimi anni la pasquetta si è svolta a Bologna, nel Parco delle querce, con "casatielli", cinese d'asporto, crostate al pistacchio e relax...

Qui la pasquetta non esiste (al massimo si celebra la Pasqua*) e devo dire che mi manca proprio :(
Una cosa però c'è: l'odore di pioggia misto a quello di barbecue :)


*noi la Pasqua l'abbiamo festeggiata coi musulmani!

martedì 26 marzo 2013

Bismillah?

Conoscere persone culturalmente lontanissime da te impone delle riflessioni, anche difficili; a volte fa si che i pregiudizi diventino giudizi non meno impietosi dei primi; spesso ti costringe a usare parametri diversi per non rimanere intrappolato in un:

- Io questi non li capisco proprio.
 
Il senso dell'educazione, il rispetto per gli altri, e anche quello per l'intorno, gli accostamenti di sapore e colore... non puoi guardare ognuno con la tua prospettiva perché altrimenti fai l'errore di chi giudica l'arte concettuale con gli stessi metri con cui si giudica l'arte figurativa.
Poi un pomeriggio, che non avevi neanche voglia di trascorrere con qualcuno, la tua amica musulmana, che cucina tanto bene, che dal tuo punto di vista è conservatrice e integralista, che ha una personalità molto forte, che fino ad ora ti ha raccontato che nella sua vita lei ha scelto ogni cosa: di studiare, di non sposarsi, di venire in America, e di condurre con vero piacere una vita assolutamente ligia ad ogni dovere che il Corano dolcemente impone... questa tua amica ti canta una vecchia canzone egiziana, con gli occhi bassi, e tu le dici che il modo in cui la sua voce è andata su e giù, producendo suoni insoliti per un orecchio europeo, ti è piaciuto molto, e le chiedi chi altro l'ha sentita cantare oltre te, e lei ti risponde:

- Nessuno. Il mio amore.

Così inizia un racconto triste, per quanto lei si sforzi di sdrammatizzare, una storia letteraria, di cui lei e il suo amore sono protagonisti. Una storia che inizia sei anni prima, in un reparto di un ospedale di una grossa città araba, dove lei orgogliosamente lavora. Un ragazzo ha avuto un incidente che gli ha causato grossi problemi di memoria, e il fratello minore lo accompagna alle sedute con la psicoterapeuta: lei.

Mesi di incontri formali e sguardi, poi le confessioni di reciproco amore e poi l'amara scoperta di appartenere a due opposte fazioni religiose, interne all'Islam, ma comunque opposte. Da lì la decisione di non vedersi, di evitarsi, perché laggiù non si scherza con queste cose, non ci sono proteste femministe, non c'è primavera rivoluzionaria, non c'è contro-idea, e non c'è nemmeno la "fuitina".

Passa del tempo, ma i due proprio non ce la fanno stare lontani, ed ogni scusa è buona per vedersi, nascosti da un ufficio, da una stanza d'ospedale, o dal favore che solo le grandi città ti possono fare.

In tutto questo, lui - che è anche il "capofamiglia" perché il padre ha contratto le consuete (almeno per i ricchi) seconde nozze abbandonando la prima moglie, e il fratello non può neanche badare a se stesso - è costretto a fidanzarsi, ma non ce la fa a stare con qualcuno che non sia lei, così si rifiuta, finché può, ma poi il problema si ripropone ancora e ancora, e a un certo punto il ragazzo arriva perfino a retrocedere da un contratto matrimoniale che aveva già firmato. Nel frattempo lei, che è colei su cui la sua intera famiglia ripone ogni tipo di aspettativa, perché bella, intelligente, istruita e timorata di Dio, supplica la madre di poter stare con l'uomo che ama, ma la madre le dice che il no che è costretta a dirle non è nemmeno un suo no, ma è un no più grande e altisonante, è il no sociale che tutto il gruppo impone, che se trasgredito può dare adito a conseguenze incredibilmente pesanti.

La mia amica ottiene la borsa di studio che l'ha portata fin qui per prendere il suo dottorato e il suo amore non può tirarsi ancora indietro di fronte a nozze decise per l'ennesima volta per lui. I due si dicono addio, dopo sei anni di parole abbracci e baci, lui si sposa e lei parte.



La mia amica è di fronte a me e non ha più voce per raccontarmi la sua sofferenza quando una suoneria dedicata del suo iPhone ricorda a me che siamo nel 2013 e a lei che è l'ora della preghiera del crepuscolo, così va via, e mi lascia con lacrime che non voglio piangere e domande che non voglio chiedere.



lunedì 18 marzo 2013

I want to break free

Il cherry blossom in Giappone (foto di "la Repubblica")
Mentre l'Italia è colpita dal maltempo, a Tokyo si è "aperta" in anticipo da record la stagione dei ciliegi (la Repubblica), e a San Marcos (TX), subito dopo lo Spring Break si è aperta la stagione delle "sciavatte" in amore!

venerdì 15 marzo 2013

Schultz: «Alexander Dumas is black»

Questo Spring Break dentro cui ci stiamo ancora muovendo a rilento, si può dire stia trascorrendo all'insegna della "normalità": niente cose straordinarie, ma piaceri semplici, come passeggiare o stendere i panni sotto un sole splendido, nuotare, fare la spesa con la calma necessaria per trovare l'aceto balsamico di Modena, bere caffè arabo, cenare taiwanese, cucinare siciliano, guardare finalmente l'ultimo capolavoro di Quentin (gentilmente offerto da "Ciccio la Grandezza") e riconoscerci davvero dentro "somewhere in Texas", vedere qualche servizio riguardante l'Italia ed avere un forte senso di nausea, riassettare, pubblicare su Facebook la nostra Pig Collection, fare conti (cercando di farli quadrare), provare a organizzare un'international and multi-wedding summer, lavorare a casa, ricevere videochiamate da persone che ti pensano, anche se l'orario e la distanza mettono i bastoni tra le ruote alla quotidianità, e gli impegni danno il colpo di grazia, persone che hanno la tua foto in cucina, il tuo planisfero in salotto, il tuo orologio sulla scrivania, la tua lava accanto al computer, e il tuo sorriso nel cuore :)
È emozionante pensare a come nonostante le vite scorrano parallele, anche se non c'è soluzione di continuità, i pensieri non perdano occasione per rincontrarsi. Qualcuno altrove ci ama, non c'è dubbio, e inizio a pensare che anche quando ce ne andremo da qui lasceremo qualcun altro col pensiero rivolto verso di noi.

San Pietro, qui, essendo uno dei pochi ad avere le chiavi della Scuola di Musica, ha ricevuto decine e decine di chiamate e messaggi da chiunque, a qualunque ora, volesse avere accesso alle practice rooms, ma almeno è riuscito a pranzare a casa ogni giorno, e a completare dei siti internet in sospeso per dispotici musicisti in video-chat dall'Emilia Romagna!!! (direi che nel caso di San Pietro "break" si può tranquillamente tradurre con "rottura")

Pare che Austin sia magnifica in questi giorni, per via del festival che ogni anno organizzano durante questa settimana, ma non credo riusciremo ad andarci, perché il tempo sta stringendo, e il lavoro arretrato inizia a stringerci pure, come una morsa di carta... aspetteremo il picnic del prossimo venerdì per rinfrescarci le idee! E gli sconti per andare da Tanger per comprare il vestito da testimone e il tuxedo per "Il Pianista Disgraziato", e per "Il Pianista Disgraziato Italian Tour 2013" ;)

I'll speak soon about that!

Grazie a tutti quelli che "made my break" :D e a quelli che lo faranno!


P.S. Tra qualche giorno esce il secondo libro di Antonio Menna, sicchè, chi ha avuto il piacere di leggere il primo e ha la fortuna di poterne comprare un altro facilmente, corra in libreria visto che io dovrò aspettare giugno, sia per quello che per "Capo Scirocco" della mia amica Abbadessa :(

lunedì 4 marzo 2013

E se non ci sarà più gente come me / voglio morire in Piazza Grande

Ultimamente ho il panico da post bianco: appena ne apro uno nuovo perché ho qualcosa da dire, lo richiudo subito dopo. Forse il mio spirito è andato in letargo con gli scoiattoli e le ciabatte... eppure qui l'inverno fa capolino di rado, e sono visite fugaci, come quelle dei parenti che ti vengono a trovare solo per puntiglio.

Mi ero fatta una lista di spunti di "omo-versazione", ma non mi va di approfondirli tutti:


1) i figghi de' genti
2) quelli che non pagano
3) harvard/oxford
4) borse di coccodrillo e lacrime di studio

___________

1) "I figghi de' genti" sono un'entità. Sono persone estremamente positive, amabili, che al primo posto mettono i genitori: prima dello studio, prima del lavoro, prima del matrimonio. "I figghi de' genti" selezionano i concorsi da fare in base alla distanza dal nido, se non escono concorsi nel giro di 10/15 km, allora "i figghi de' genti"  si aprono un'attività, e se proprio non possono, si mettono alla ricerca di un paesano a cui questo tipo di ricerca abbia già portato buoni frutti, così che la prole non debba subire la grande pena di crescere bilingue.

4) Per elargire le borse di studio, qui "A-merica", non ti chiedono nulla a proposito di reddito e/o patrimonio, ma si basano sul tuo livello scolastico (grazie), ma soprattutto sull'essay, ovvero l'insieme di parole più furbe che riesci a mettere insieme. Per scrivere questa roba, devi essere più american possibile: in una parola devi essere impressive (aquile, stelle, strisce e soprattutto l'uso di parole come: goal, skill, success)!!! Ne risulta che molte ragazze straricche ricevono delle borse di studio che servono loro ad ampliare il già nutrito e firmato guardaroba, baldi giovani pagano l'affitto di due case perché nella prima sarebbero obbligati a stare perché è dentro il campus ed è un vincolo della borsa, mentre la seconda è la dimora effettiva, poi ci sono ragazze che ci comprano pezzi di antiquariato, ragazze che ci si pagano corsi di zumba, nuoto e cha cha cha, ragazzi che pur avendo diritto a due pasti al giorno alla mensa (come da borsa) vanno sempre a mangiare al ristorante, ragazzi che mantengono il macchinone, o che chiamano il taxi ad ogni passo... Insomma, è un po' diverso dall'Italia dove, se prendi una borsa di studio o sei davvero molto povero, o sei raccomandato, o sei evasore totale!!!

Mi sa che io e te continueremo ad avere l'esigenza di fare tre lavatrici la settimana perché abbiamo sempre e solo quei vestiti e non azioniamo mai l'asciugatrice perché il filo sul balcone non consuma quanto il filo della luce, e a sognare un divano, e a fare la spesa ogni due settimane per risparmiare sul taxi del ritorno... ma qui, io sento davvero che questo durerà il giusto, che non dovremo pregare/votare nessun detentore del potere per avere quello che ci spetta, che continueremo a criticare alcune cose che però, in un certo senso, non ci riguardano davvero, perché l'intorno non è nostro, e che il nostro duro lavoro verrà riconosciuto, non favorito, ma riconosciuto. Sarà uno scambio vero, non una ridicola scorribanda fatta di promesse e spallucce, spallucce e promesse
!
 



 





P.S. L'anno scorso ero al funerale di Lucio...
ma manca molto più Bologna a me, di quanto io non manchi a Bologna...





Peccato!