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sabato 15 settembre 2012

Così parlò Teresina: "Mutatis mutandis"



Due anni fa, quando seduta al mio solito posto, con la tv accesa sul mio solito canale, mi preparavo ad affrontare un altro gelido inverno con quelle finestre di carta velina, non sapevo che le avrebbero davvero cambiate non appena avessimo fatto armi e bagagli.

Un anno fa, quando vedevo il tempo che passava senza che nulla mutasse, e il "non fare" era parte di una routine interrotta però da incontri salvifici, non sapevo che avrei avuto un blog né, TANTOMENO, che sarei venuta a vivere negli Stati Uniti.

Un mese fa, quando appena arrivata sentivo la gente aprir bocca senza comprendere altro che parte del senso generico del discorso e qualche suono, non sapevo che avrei riso a battute in inglese davanti a una birra né che avremmo avuto qualche amico pronto ad insegnarci il proprio apparentemente omofono alfabeto.

Qualche giorno fa, quando pensavo che la settimana stava procedendo a gonfie vele e che nel finesettimana avrei aggiornato tutti di questo, non sapevo che questo post sarebbe stato pervaso da uno strano senso di malinconia, non interamente giustificabile.

Forse è la pioggia, che amo, e che mi riporta indietro: mi riporta a casa, a quelle che ho considerato "casa" ogni volta, e alle persone...
Forse è la velocità con cui in un mese sono passata da estate, a estate +++, a autunno, che tira giù nel sifone i miei capelli, giù dalla bilancia i miei chili, e giù dai miei occhi un paio di lacrime.

Post tristi, pioggia e lacrime sono utili, però. Lo so.
  
 
















 



sabato 21 aprile 2012

L’eccesso di educazione genera mostri ovvero padroni in casa "nostri"



Non so se mi piacciono meno gli ospiti maleducati o quelli che non vogliono disturbare: sembra un paradosso, ma io li porrei pari merito sul podio dell’antipatia!
Tutti sappiamo quanto odiosa possa essere certa gente che, senza provare per te particolare trasporto, prima fa l’amica per farsi ospitare e piomba a casa tua “besando el santo”, e poi la usa come fosse un hotel, senza aver voglia di condividere con te altro che il tetto (il che sarebbe ottimo se stessimo partecipando al programma CouchSurfing), ma io non sono sicura di preferire a questi quegli amici che tu reputi tali, ma che per non disturbarti, addirittura... NON VENGONO.
Ma come? Tu ti metti a completa disposizione, hai piacere di passare un po’ del tuo tempo con loro, organizzi menu e rimpatriate, dici “mi casa es tu casa”, e loro, per non disturbarti si prendono un B&B, fanno i discreti, e ti iniettano sottopelle un messaggio subliminale: “quando passi dalle mie parti, se non vieni a trovarmi, non mi offendo”!
Ospiti ne ho avuti di tutti i colori: conoscenti artisti, conoscenti meno artisti, amici stretti, amici larghi, colleghi, “pigiama party girl” come la mia amica veneta che in questi giorni mi scrive:

[…] la fine del "povero" umberto.. chissà le risate che vi fate.. io me le faccio, ma poi penso che c'è poco da ridere e solo molto da vergognarsi e tornare in padania e sentir le persone che giustificano sti coglioni dicendo "avranno avuto bisogno di questi soldi.. alla fine li ha presi gente dei nostri, non è rubare! con tutti i soldi che ci rubano gli extracomunitari.." o "è roma che li ha traviati.." non aiuta a non vergognarsi, ecco […]
(non c'entra col post, ma mi piaceva riportare un'impressione "interna" sulla questione "Cu futti futti, Diu pirduna a tutti, tanto ormai ne è passata di acqua del Po sotto le pontide", e di conseguenza ho adattato anche il titolo)

parenti molto prossimi come Alda, che al telefono mi dice:

Ju nun haiu studiatu ma ‘i cosi ‘i capisciu.
m’haiu istruitu ormai: cc’a televisioni…
megghia di ‘na scola! 
Infatti, se turnassi nn'arrieri, i libbra t'i brusciassi!
Ti facissi vidiri a via... ccà, "fai i surbizzeda" ti dicissi.
[...]
E appuoi ju mi capisciu ca sugnu ‘na pirsuna troppu sensibili,
mi ricanusciu ca nun sugnu una dura di temperatura.
[...]
Aviemmu sempri cchi diri: ‘na vota u’ femori,’ na vota l’ugna ‘ncarnata, ‘na vota ‘i coronari… l’autra sira mi sunnaiu ca mi facìa mali u’ piettu, ma nun sugnu sicura ca mi stava sunnannu, forsi era ppi daveru: ppi ssì e ppi nno m’haiu fattu scriviri ‘na prova di sfuorzu!
(ZIP IT! oppure CALLATE! a piacere)

… e altri ancora ne arriveranno…
Ospiti venite a me: pro-ospite tutta la vita, a patto che usiate l’educazione con parsimonia!

giovedì 15 marzo 2012

Estate

in bilico
tra tutti i miei vorrei
non sento più
quell’insensata voglia
di equilibrio
che mi lascia qui
sul filo di un rasoio
a disegnar
capriole
che a mezz’aria
mai farò

L'estate sta arrivando: me lo dicono le ventate di freddo sprecato che negozi a bassissimo rispetto per l'ambiente iniziano a sparare, lo schiarirsi delle macchie sul soffitto, i piedi nudi sul pavimento, le insalatone, i panni stesi finalmente fuori e non "azzeccati" al termosifone, il sole cha la mattina inonda questa stanza fino a rendermi invisibile la scrittura sul computer, i pesciolini d’argento che sbucano dagli infissi vecchissimi, dai battiscopa, da dietro i mobili... i ciclamini pieni di vita sul davanzale, il giubottino grigio uguale a quello di Spotless Mind, il letto di legno che si gonfia col caldo e cigola a ogni movimento, questa casa che passa da troppo fredda a troppo calda.
La lasceremo, qualunque sarà l'esito di ciò per cui stiamo lavorando (tu) e sperando (io), dovunque andremo (o resteremo), lasceremo questa casa, e - non avrei mai pensato di dirlo -  mi mancherà! Non per quello che è (figurarsi!), ma per ciò che ha rappresentato per noi.
La Ridente e i ridentesi non mi mancherebbero affatto: la regione, la cucina, e certi ricordi mangerecci che hanno in sé tutto un mondo di "bolliscine" piene di significati, con persone più che care, questo sì che mi mancherebbe!
Quando andai via dalla Sicilia, uditivamente, mi mancava il frastuono del traffico fuori dalla finestra... e ancora prima, quando dall'Insufficente mi spostai in città, mi mancava il rumore di una terna Fai che accellerava in salita e avvicinandosi mi annunciava che la tardiva ora di pranzo era arrivata.
Qui troppo silenzio quando ci dovrebbe essere rumore, troppo rumore quando ci dovrebbe essere silenzio, e qualche sparuto e stridulo "scialuto" dalla strada!
Di questa casa mi mancherà il divano pre-nanna, i telefilm americani in lingua originale (PRACTICE - PRACTICE - PRACTICE), il piano scordato (PRACTICE - PRACTICE - PRACTICE), le foto appese al muro, la birra in frigo, gli ospiti... ma tutte queste cose non hanno nulla a che fare con l'abitazione, sono riti, oggetti, che qui hanno avuto luogo: un luogo finalmente solo "nostro"!
Le scale non mi mancheranno: per troppo tempo ho imprecato con una busta d'acqua appesa a una mano e il bagaglio da stiva a un'altra pensando a un ascensore, una carrucola, una corda!

in bilico
tra santi che
non pagano
e tanto il tempo
passa e passerai

giovedì 12 gennaio 2012

A casa capi quantu voli u patruni

Può essere tomba o culla: la casa è dove torni e trovi, in mezzo alla pubblicità, piccoli tesori spediti proprio a te; casa è dove sono i tuoi libri; casa è dove ti affacci alla finestra e senti tuo ciò che vedi.
Casa è da dove partono i pacchi che profumano di zagara, ma anche dove arrivano.
Casa è un odore, un sapore.
Casa è dove non vedi l’ora di tornare, dove svolgi i tuoi riti; casa è dove sono le pantofole e il pigiama.
Casa è dove inviti gente, anche a dormire, a prescindere dai metri quadri.
Casa è dove ti citofona ripetutamente il tipo dell'energia e tu utilizzi un sano turpiloquio per rispedirlo al mittente.
La casa ti manca, la casa ti chiama, anche se quando ci sei non sempre ti piace.
Casa è dove decidi e cambi.
Casa è una mano calda e concava in cui decidi di mettere la tua.
La casa non entra in una scatola né in un furgone, ma puoi portarla con te, 10, 100, 1000 volte!
Caro 2012, dove pensi di condurre le mie povere bagattelle, e soprattutto, il molestatore energetico, mi seguirà?