Visualizzazione post con etichetta parole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parole. Mostra tutti i post

sabato 24 marzo 2012

20 passi verso il successo

Che culo!
Quante probabilità c’erano di capitare a sedere accanto a due individui pittoreschi al bar e sentire i loro discorsi? In realtà, in Italia, tante, visto che sono due tipologie frequentemente riscontrabili nel Bel Paese.

Benvenuto nella nostra grande famiglia, ti stavamo aspettando da un pezzo!!! Tu adesso sei un distributore FitoFito!
Qui c'è tutto: spilla, cartelletta, borsa, manuale… perfino il videogame dei prodotti! L'ha fatto uno scienziato bravissimo!
Sai quant'è difficile aprire un'attività all’estero? Ma adesso puoi perché questi sono prodotti internazionali!
È importante fare una colazione equilibrata….
Firma qui... Firma qui… Qui e qui.

Questo dice il minchione n. 1 (giacca e cravatta).
Il n. 2 (sopracciglia molto molto definite):

Quindi torno a scuola!?!? Questo lo inizio a leggere stasera…
 uQ
E l'altro:

I giocatori più forti del mondo usano i prodotti FitoFito, e anche i Premi Nobel!(?)
Guarda questo: è fantastico…

E mostra una montagna di carta impunemente sottratta ai bidoni blu dell'Hera, che reca il titolo "20 passi verso il succeso"!
E pensare che poco prima mi ero entusiasmata per una deliziosa mostra in atto nella piazza coperta verso cui si affaccia anche questo bar: una piccola mostra sul libro illustrato intitolata Ad occhi aperti.

Minchia! Cosa odono le mie orecchie?

Si inizia con 1500 euro al mese, lavorando part-time, e dopo pochi mesi si arriva a quadruplicare la paga!!! 

Ma che campo a fare? Perché non ci ho pensato prima a diventare distributore FitFito?? Altro che perdere tempo a studiare le lingue, fare concorsi, inserirmi in graduatorie…
L’ALOE VERA è il futuro!!!

... illustrazioni come quelle che trovavo in alcuni libri da bambina, anche nel libro di lettura, e mi catturavano più delle parole: figure tondeggianti, colorate, senza profondità e con pochi tratti distintivi. Le ho riviste oggi e mi è venuto uno di quei tuffi al cuore che non si possono definire che con esempi…

Mi piace 'sta valigetta qua!

È tosta! Metti sempre anche la spilletta, mi raccomando!

… tuffi al cuore come i primi giorni di settembre, quando arrivavano i testi e il cartolibraio telefonava per dire di andarli a prendere, e io li spacchettavo e me li sniffavo.
Tuffi al cuore come l'attesa dopo aver composto il lungo codice della scheda telefonica internazionale e il numero, come la visione dell'Adorazione dei Magi di Leonardo, come il Van Gogh Museum, come il primo di Brahms e il secondo di Rachmaninov, come la versione di latino fatta bene, come le lezioni di spagnolo, come il dottore che esce da una porta e dice che è andato tutto bene.
Tuffi al cuore come le passeggiate in moto di una primavera lontanissima, come una sedia a dondolo davanti all'Etna in una notte d’estate al pistacchio, come pic-nic creativi e pomeridiani cappuccini ragusani, come le nutrie.
Tuffi al cuore come notti insonni di un ragazzino che vuole dormire con la vecchia zia nonostante russi...

Mannaggia! Minchione n. 1 e minchione n. 2 vanno via: l’uno troppo pieno di sé per vedere il pieno di illusioni che ha pompato dentro la testa totalmente vuota di quell’altro.

Tuffi al cuore come: "Oh Dio, mio padre mi scopre col ciuccio"!
Tuffi al cuore come: "Oh Dio, mio padre mi scopre in Olanda"!
Tuffi al cuore come: "Oh Dio, mio padre mi scopre..."!
Tuffi al cuore come Bohemian Rhapsody, come Tutta la vita d’avanti, come Se Steve Jobs fosse nato a Napoli.
Tuffi al cuore come il bagno di notte in una spiaggia nera anche di giorno, come Pietro Moroni, come il treno che si lasciava alle spalle il mare, il porto, i vecchi che giocavano a carte, come questa città che puzza di pipì (o peggio), ma ha colori, scorci e raggruppamenti umani impareggiabili.
Tuffi al cuore come la proclamazione: in nome della legge ti dichiaro dottoressissima!!! Viva vivaaaa!!!
Ne ho viste un sacco oggi "capuzzelle" coronate d’alloro, ignare delle loro prossime geremiadi e di tutte le volte che faranno INVIA INVIA INVIA… AGGIORNA AGGIORNA AGGIORNA… e al posto di risposte legittime troveranno newsletter di Feltrinelli, Hoepli, Libreria Universitaria, Groupon, Groupalia… FitoFito?!?!

sabato 17 marzo 2012

Una canción triste oculta por un ritmo alegre: la vecchia imbellettata di Pirandello (grazie Yol!)

Quemaron todas las naves
para iniciar una nueva vida
pagaron cara la llave
falsa de la tierra prometida.
Pero, en lugar del Caribe,
con su bachata, con sus palmeras,
la madre patria recibe
al inmigrante por peteneras.

Y no es bona Barcelona
cuando la bolsa, primo, no sona
y gana el cholo en Madrid
menos que un perro sin pedigrí,
y el mestizo por Sevilla,
va dando cantes por pesadillas,
y, si dos vascos atracan
a un farmacéutico en Vigo
jura el testigo que eran sudacas.

Y cada fin de semana
tiran la casa por la ventana
marcándose un agarrado
en El Café del Mercado
que no es lo mismo que el Tropicana.

Se matan haciendo camas,
vendiendo besos, lustrando suelos,
si pica el hambre en la rama
la tortolita levanta el vuelo.

Y, en plazoletas y cines,
por un jergón y un plato de sopa,
con una alfombra y un Kleenex
le sacan brillo al culo de Europa.

Y, el cuerpo de policía
viene con leyes de extranjería
y, al moro de la patera,
le corta el rollo una patrullera,
y, al mulato sabrosón,
le dan en toda la inquisición,
y, al gitanito, la ola
malaje y paya le quema
el tejadillo de la chabola.

Y cada fin de semana
tiran la casa por la ventana
chilabas y desayuno
de kifi con té moruno
y escriben cartas a la sultana.

Y cada fin de semana
con sus caderas dominicanas,
compadre, una guarachita,
candomde, samba o rumbita...
¿o es que nunca estuvo en la Habana?

Y el coreano currela
vendiendo rollos de plimavela,
y, en bares porno el paquete
de guineano cuesta un billete,
y, al almacén del judío,
van seis niñatos buscando lío,
y el ingeniero polaco
que vino huyendo del frío
ya es mayordomo del tío del saco.

Y cada fin de semana
tiran la casa por la ventana
y, mientras planchan un traje,
su corazón de viaje
se va cantando La Varsoviana.

Y cada fin de semana
queda el negrito
con la ucraniana,
y bailan polca y pasito,
y soplan vodka y mojito
y vuelven trompas por la mañana.


sabato 18 febbraio 2012

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

L’orgoglio disse guarda non mi sbaglio 
non ho torto e non mi pento.
La rabbia gli rispose tu sei un pazzo
ma stai attento che ti ammazzo.
La tristezza stava in un angolo
vestita del suo pianto.
L’astuzia non diceva quasi niente
ascoltava solamente.
L’amore diede fiato alla sua voce
e disse solamente...

Pace, cercare solamente un po' di pace
per chi non parla e per chi troppo dice
cosi che ogni momento sia felice
sapessi amore mio come mi piace
quando mi dici ti amo sottovoce
perché la vita sai va via veloce
e viverla con te mi fa felice.
Disegnino scemo 1/n (Febbraio 2009)

La noia fece posto all’abbandono
salutò se ne andò via.
E la paura stava lì a tremare
e disse non è colpa mia.
La gioia saltellando
litigava contro la malinconia.
Poi venne l’odio e disse a tutti quanti
ora andatevene via.
L’amore diede fiato alla sua voce
e disse solamente...

Pace, cercare solamente un po' di pace
per chi non parla e per chi troppo dice
cosi che ogni momento sia felice
sapessi amore mio come mi piace
quando mi dici ti amo sottovoce
perché la vita sai va via veloce
e viverla con te mi fa felice.
Pace, sapessi amore mio come mi piace
quando mi dici ti amo sottovoce
perché la vita sai con te è felice.

domenica 27 novembre 2011

I miei temi di Italiano nuocevano gravemente alla salute dentale

Io amo le parole, amo scriverle, elencarle, leggerle.
Amo certe parole scritte dagli altri, certe parole scritte da me, leggere negli altri parole che potrebbero essere mie.
Leggere, insieme a poche altre, è la mia azione preferita.
Quando ho ricevuto in dono il mio primo libro avevo 10 anni: Cosetta, tratto da I miserabili di Victor Hugo, aveva la copertina blu rigida e mia madre si stupì molto che la mia madrina avesse scelto un così bizzarro regalo: «Che te ne fai?» disse.
Poi sono passata ai romanzi ottocenteschi interi: russi, francesi, inglesi… poi al Novecento. Mi sono iscritta a Lettere e lì ho letto di tutto, ma all'università non leggevo più per il gusto di farlo, nel tempo libero, perché era il tempo occupato che occupavo leggendo... 
"Lettere" mi ha cambiato per sempre la lettura: ogni volta che aprivo un libro non era più per conoscere una storia nuova, ma, armata di matita, per analizzarne l'architettura. Era più forte di me.
Solo da poco tempo mi sono riappropriata della naturalezza dell'atto in sé, anche se, certe fisse, per fortuna, non passano più: una bellissima è quella dell'intertestualità... mi sento sempre soddisfatta quando trovo citazioni nascoste, faccio sempre molto caso a “come” è scritto un testo, anche se, ultimamente, riesco a scindere il giudizio stilistico-formale da quello contenutistico.
Al top ci sono i libri che soddisfano tutte le mie ossessioni, poi ci sono quelli che mi piacciono di per sé, quelli che non hanno nessuna pretesa, sono scritti in un italiano fluido senza borie di rivoluzione, eppure mi colpiscono perché certe frasi le trovo scritte lì da qualcun altro, ma io le ho pensate.
Senza saperlo, ho fatto gli stessissimi pensieri, ed è come rileggersi.
Nel post precedente parlavo del libro d’esordio di Fabio Volo, e mai avrei pensato di potergli dedicare più di un post del mio blog, tuttavia, sento l’esigenza di riportare quelli che reputo “incontri” tra me e lo scrittore, in un mondo parallelo, dove risiedono i miei pensieri e spesso converso con autori più o meno grandi.

[…]
Ma parliamo dei miei.
L’ultima volta che sono andato a casa li ho visti in modo diverso, mi sono accorto che stanno invecchiando. Ho sempre dei sensi di colpa nei loro confronti , colpa di tornare a trovarli troppo raramente, colpa di non essere in grado di esprimere quanto li amo, colpa perché dopo un po’ che sono da loro, mi viene voglia di andarmene e tornare ‘a casa mia’.
[…]
Il rapporto con mio padre è diverso da quello con mia madre, perché è un rapporto nuovo, ritrovato: non sembra che sia evoluto, ma improvvisamente è cambiato. Mio padre ora, più passa il tempo, più diventa un figlio.
[…]
Un ricordo di mio nonno  che spesso mi torna in mente è legato alla sua morte. Mio nonno era uno di quelli che non voleva andare in ospedale, uno di quelli che pensava che se fosse entrato in un ospedale ne sarebbe uscito solo morto, e diceva sempre: «Se devo morire, voglio godermi gli ultimi giorni di vita in casa mia».
[…]
Le lenzuola di mia nonna hanno sempre fatto più rumore di qualsiasi lenzuola abbia mai incontrato nella vita, forse perché erano più spesse e resistenti o forse semplicemente perché non usava l’ammorbidente.
[…]
Deodorante, cotton fioc (che sono una goduria quasi come quella sessuale)
[…]
Mi sono detto: «O lo fai adesso o non lo farai più», ma sai qual è il motivo che mi frena, anzi i motivi?
Il primo è la famiglia: anche se non vivo più con loro, posso comunque andare a trovarli, e mi dico sempre che un giorno non ci saranno più, quindi vorrei godermeli il più possibile. Anche se, come ti ho detto, poi alla fine li vedo pochissimo.
Il secondo motivo è questa fottutissima paura del futuro.
[…]
Spesso in un paese lontano scopri le meraviglie della tua vita.
[…]
(Quando mi lavo i denti sputando l’acqua mi piace pulire il lavandino.)
[…]
Voglio accettare questa occasione? […] devo decidere, decidere ora.
Vorrei non doverci pensare […] mi piace anche molto starmene in casa, mi piacciono molto anche le lenzuola pulite e profumate, la luce soffusa, […] il caffè fatto con la moka, la doccia, la vasca da bagno, i cuscini, il computer, […].
L’equilibrio, le carezze e il silenzio.

Vorrei aggiungere solo due cose: 
- di questo libro ho apprezzato l’approccio immaginifico al sesso alla Arturo Bandini (specialmente la storia con Heather Parisi), l’elogio alla “sega”, e l'affermazione: «I genitori migliori sono quelli che non hanno figli, come gli allenatori migliori sono quelli del lunedì al bar. I politici migliori guidano i taxi e il calciatore migliore è quello che non ha potuto farlo perché è stato operato al menisco da giovane»;
- anche mio nonno non voleva morire in ospedale, e penso mi abbia odiata molto quando ho cercato di convincerlo che il ricovero fosse la cosa migliore… poi si è spento velocemente e nervosamente, ma alla fine ce l’ha fatta a morire a casa sua, perché dall’ospedale ci hanno detto di portarlo via dato che non c’era più nulla da fare. È spirato alle 4.30 del mattino e uno degli ultimi ricordi che ho di lui è legato alla sua “vestizione” da morto: ogni familiare gli ha messo un indumento, io le calze, e la sola cosa che mi ha impressionato è stato il suo ciondolare come un burattino mentre lo tenevano seduto per infilargli la camicia, nuova.

sabato 5 novembre 2011

Si definisce "buco nero" una regione di spazio da cui nulla, nemmeno la luce, può sfuggire

Buchi: nei denti, nella memoria, vicino ai ganci del reggiseno, nella volontà, sul polso della camicia, nella cognizione, sull'orlo dei pataloni, tra le parole, nelle scarpe.
Lacune incolmabili nella conoscienza di cose di mia competenza.
Buchi che comportano mille difficoltà, dai quali entra aria, acqua; buchi da rammendare, da rattoppare, sia che si tratti di usura dei capi d'abbigliamento (o della lavatrice), sia che si tratti di dislessia.
Ci vuole un filo resistente e un punto invisibile. Ci vuole una colla forte ma leggera. Ci vuole cura, ma il buco, anche se richiuso, resta dov'è.
Io che le parole scritte le ho sempre trovate, anche quando c'era ben poco da dire, non riesco a capacitarmi di come le parole possano rappresentare un ostacolo tanto grande, un fardello. Io che non so attaccare un bottone, non posso fare suture precisissime, ma so usare la colla, e anche se di solito mi rimangono le dita appiccicate, vorrei correre il rischio utopico. Vorrei.
IERI, a casa di Mary, facevamo colazione con pancake allo sciroppo d'acero e caffé americano, dopo aver dormito tra lenzuola confezionate in fabbrica (le mie erano cucite a mano), e giocato con barbie originali e figurine che se le grattavi sprigionavano un odore dolcemente artificiale.
Era bello!
Mangiavo a casa della nonna materna: pasta e patate a pranzo, panino col prosciutto a cena. Per farmi mangiare volentieri lei mi diceva che nella pasta aveva messo aromi magici, e che il panino era speciale e le era costato un milione!
Mangiavo dai nonni paterni, degli intingoli proteinici schifosi che cucinavo io per loro: a loro piacevano :)
Mangiavo ovunque, tranne che a casa mia dove si disperavano tutti per la mia mancanza di appetito.
OGGI: parecchi buchi nella parentela. Tagli nella vita, buchi nella ragione. Buchi nelle ragioni, nei jeans anni '80.